L’intelligenza collettiva, gli strumenti

Woman's head made of lightbulb and containing earth

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L’intelligenza connettiva
Una riflessione sul concetto di Derrick de Kerckhove e sui limiti degli strumenti per l’interazione

Quanto affermato da De Keckhove, in merito all’intelligenza connettiva, è sbalorditivo. Intanto distinguiamo l’intelligenza collettiva osservata da Pierre Levy, poi ci soffermiamo sull’istantaneità dello scambio delle informazioni e della loro perdita di personificazione. Qui mi vorrei soffermare, prima di proseguire sulla questione della connettività, facendo una critica verso la proprietà intellettuale. Non possiamo tutelare la personificazione dell’informazione poiché questa, vista la digitalizzazione della stessa, è contemporaneamente disponibile. D’altronde sarebbe come se, in un dialogo tra amici, di volta in volta si chiedessero le royalties per l’utilizzo di un pensiero, definito da un membro del gruppo, per il concepimento di un idea, di un pensiero o regola utile. Pertanto, vista l’istantaneità dello scambio di sapere, dati, arte in digitale è praticamente inutile sprecare risorse per la loro tutela. Continua a leggere

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Il pantano Siria

Ovviamente la Siria non è un pantano. Per i militari, o i politici, un pantano è una situazione in cui le azioni non hanno più alcun effetto. La Siria è un pantano per le forze occidentali intervenute (Francia e Stati Uniti) e quelle arabe (Qatar e Arabia Saudita). Dal 2011, ma già da prima, sono state sostenute milizie irregolari anti Assad nel territorio siriano utilizzando il confine iracheno. Non è escluso, per via dei comuni obbiettivi, che lo Stato Islamico sia stato sostenuto militarmente ed economicamente da organizzazioni private che, grosso modo, sono le stesse che sostengono i “ribelli”.

Nelle ultime ore, l’affare siriano, sta prendendo una brutta piega e le attività militari diventano sempre più delle vere e proprie prese di posizione. Il pantano siriano, quindi, può diventare una brutta faccenda e, dalle prime avvisaglie, sembrerebbe che sia iniziato un braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia come non si vedeva dalla guerra fredda. A destabilizzare il gioco delle forze anti Assad, in Siira, sono arrivati i rifornimenti, i soldi e la tecnologia russa. E recentemente è arrivata la nuovissima e unica porta-aerei cinese proprio come monito di “buone intenzioni”.

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USA e Russia sulla questione siriana

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L’intervento Russo contro l’Isis in Sira
In una analisi dell’ex funzionario del Pentagono (Michael Maloof), durante un intervista telefonica per PressTV (presstv.ir), sarebbe emerso che gli Stati Uniti dovrebbero aprire ai rapporti diplomatici con Russia e Iran per la lotta contro il terrorismo. Non nega, dice sempre Maloof,  che la Russia stia facendo ciò che è più giusto, ovvero difendere il proprio porto sul mediterraneo e sostenere un proprio alleato. Sfortunatamente la tensione militare in Ucraina e il conflitto in Siria stanno notevolmente inasprendo i rapporti tra Russia e Stati Uniti. Washington accusa Mosca di aver orchestrato un “referendum illegittimo per l’annessione della Crimea” alimentando quindi i disordini in Ucraina orientale. Mosca, tuttavia, ha ripetutamente negato di avere un ruolo nel conflitto Ucraina, nonostante le accuse di Kiev ei suoi sostenitori occidentali. In Siria, la Russia starebbe fornendo assistenza al governo nella sua lotta contro i terroristi, mentre gli Stati Uniti insieme ad altre forze stia sponsorizzando figure dell’opposizione per rovesciare Assad. Continua a leggere

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Esistono sempre più di due soluzioni

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Per poter esprimere un giudizio adoperiamo uno dei due strumenti disponibili: un modo semplice che corrisponde all’utilizzo di ciò che già si conosce, ovvero gli strumenti che l’ambiente ci ha fornito e, come alternativa ce ne uno assai più dispendioso che corrisponde ad un elevato consumo di energia poiché bisogna riflettere, valutare l’attendibilità delle fonti, smascherare eventuali strumenti di persuasione utilizzati, ecc.. La società moderna, visto il sovraccarico informativo, non usa praticamente più il secondo percorso ad eccezione delle aree di competenza e quindi in situazioni decisionali professionali ma, per nostra sfortuna, anche qui le cose stanno cambiando. Nel primo caso non ci allontaniamo da quello che “dico/faccio a quello che dicono/fanno la maggioranza delle persone a meno che non vi sia un soggetto autorevole, stimato e di riferimento che ci indica quale decisione prendere o come indirizzare una nostra opinione. Continua a leggere

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Fuck the polis

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Se ne dicono tante a proposito della linea politica di Tsipras e del GREXIT. In verità c’è su cui discutere e, come conseguenza, sarebbe facile da capire. Addirittura esistono video su youtube che parlano di “GREXIT for dummies” ma non dicono cosa c’è davvero in ballo.

In questo preciso istante un capo di un governo di uno Stato membro dell’unione europea ha intrapreso un percorso che non va verso l’uscita dall’unione europea e tanto meno verso l’uscita dall’euro bensì verso la rinegoziazione sul debito pubblico dello stato greco. Magari no. Magari è un contro-paccotto. Questo è anche un modo di giocare poco pulito, ma ho visto di peggio. Quest’uomo ha giocato una carta, quella del referendum, ottenendo di fatto del tempo e dimostrando di voler consolidare la propria posizione infatti Tsipras dice che “il referendum ci darà armi più forti per trovare un accordo”. Varoufakis, ministro dell’economia greco, non è affatto l’ultimo arrivato in materia economica. Continua a leggere

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Grexit

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Il fallimento della politica come strumento dei popoli per l’amministrazione del bene comune si nota dall’attuale deriva della comunità europea. In prmis non possiamo non renderci conto di quanto la struttura amministrativa e finanziaria dell’Europa tenti di sovvertire il vero interesse, già espresso con il voto, del popolo greco. Diciamo che, con le buone, Moscovici & Co. Stanno cercando di mettere spalle al muro l’attuale governo greco. Ci riusciranno? Certamente. Non dimentichiamo l’Ucraina per pensare a qualcosa di estremo. Continua a leggere

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Monti e Renzi

Torniamo ad essere una comunità

50 anni, muratore da una vita. Quando va bene, in una settimana, porta a casa cento euro frutto di lavoretti presso amici e parenti. Ha tre figli, il più grande ha appena preso il diploma e vorrebbe continuare gli studi. Ciò non sarebbe stato un problema se ci fosse uno stipendio o un sostegno stabile all’economia della famiglia. Anche la bolletta della luce è un problema serio e, a volte quasi insormontabile. La vecchia panda, che si usa anche come furgoncino per andare a lavoro al cantiere, è parcheggiata da più di un mese perché è scaduta l’assicurazione. A volte, il mio caro amico, ha utilizzato lo stesso la panda andando a fare un intervento presso un cliente che aveva problemi con una grondaia. In quel momento ha pensato – peggio di così non può andare, me la sequestrassero pure l’auto -. Per fortuna è andata bene, la polizia non l’ha fermato, non ha avuto incidenti e con questo lavoretto ha potuto provvedere alla sua famiglia.

Questa è una storia come ce ne sono tante in Calabria. Probabilmente non tutti saranno muratori ma, operai, carpentieri o ex commercianti. In tutto questo c’è il dramma del quotidiano di uno di molti di noi. Storie sussurrate tra labbra sottili per nascondere la vergogna. Scelte rischiose come andare in giro con l’assicurazione dell’auto scaduta per poter sbarcare il lunario. Anche una fattura dell’enel di 60 euro spesso non viene pagata alla scadenza. Piccole Continua a leggere

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Fermiamo l’emigrazione con un alternativa ai partiti

Bene gente (o forse è meglio aprire con “male gente”), il centro sinistra ha bisogno di più di un double-decker per portare in campagna elettorale ben 192 candidati per sole 30 poltrone del consiglio regionale (ammesso che prendano il 100% dei voti). 72 candidati solo per la circoscrizione NORD che racchiude provincia di Cosenza. Con questo modo di fare, vi hanno già promesso che neanche busseranno ma entreranno dalle finestre o scenderanno dal camino per sottrarvi l’unica arma che avete per riprendere il controllo del vostro futuro.
Il movimento 5 stelle non ammette coalizioni perché è essenzialmente composto da cittadini e non da poltronisti. Che senso avrebbe presentare 192 candidati se poi saranno i cittadini stessi a decidere del loro futuro? Perché presentare più di una lista? Continua a leggere

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Cambiamo la Calabria

Il movimento 5 stelle si presenta, e presenterà, sempre da sola alla elezioni per rispetto verso i cittadini. Il movimento non ha bisogno di avere 72 candidati così da avere una maggiore probabilità di successo e per fare una raccolta capillare di voti sul territorio. Noi siamo convinti che, presentarsi in modo indipendente, sia l’unico modo per dare voce ai cittadini oltre che essere moralmente dovuto in una democrazia.
Con orgoglio sottoscrivo di non aver avuto alcun ruolo pubblico e di non essermi macchiato del disastro che la politica ha cagionato alla nostra regione. Trovo anche ridicolo il travestimento dei politici da paladini del popolo per porre rimedio ai loro danni. Essi sono stessi che hanno permesso la chiusura di strutture pubbliche come l’ospedale di Praia a Mare che oggi sono pronti a dare una soluzione.
Il nostro territorio, per quello che è il mio pensiero, risulta essere minacciato dall’inquinamento spregiudicato, dall’abbandono istituzionale, dalla riduzione forzata(o di comodo) dei servizi primari ai cittadini proprio, perché la politica non è mai stata all’altezza di perseguire le reali necessità dei cittadini. Ecco i carrieristi della poltrona come si tramutano in agnelli in campagna elettorale.
Il movimento 5 stelle sceglie i suoi candidati tra i cittadini iscritti e non crea rimpasti di leader politici per sfornare “la solita lista” acchiappa voti.

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Il movimento 5 stelle informa i cittadini

Nel 2009, lavorando all’estero, mi sono reso conto che le informazioni divulgate tramite la stampa nazionale non corrispondevano con quella internazionale e quindi la percezione, che avevo per l’Italia, era ben altra. In Irlanda era facile notare la differenza da quello che vedevo nei telegiornali italiani, visti in streaming, con quello che era la realtà. I temi trattati erano superflui, privi di contenuti e legati, essenzialmente, a promuovere un opinione. Questa è l’unica vera ragione dell’esistenza delle testate giornalistiche: generare opinione. E’ stato proprio allora, lontano dalla malsana e finta TV berlusconiana, che ho iniziato a seguire il blog di Beppe Grillo. Sul blog trovavo la versione scritta in italiano dei temi importanti che sono oggetto di discussione in tutto il mondo. In Italia, ancora oggi, si parla della cagnetta Dudù anziché dell’accordo tra Renzi e Berlusconi che sta lì ad allargare il coro positivo e di consenso necessario a coprire l’incompetenza del sindaco-segretario-presidente. Sono quindi queste le motivazioni del perché oggi sono iscritto al movimento 5 stelle. Un cittadino informato è libero e, se non dipende dalla politica per lavorare, è un ancor più libero. Soprattutto, conserva la sua dignità. Siamo l’unica nazione, insieme alla Grecia, a non avere un sistema di sussidio automatico che garantisca la sussistenza e l’autonomia dei cittadini. Siamo ancora costretti a sopravvivere mediante l’assistenzialismo politico che sfrutta il precariato per conservare il proprio bacino di voti. Anche le ottanta euro date a chi uno stipendio ce l’ha già non corrisponde alla generale (anche costituzionale) visione di eguaglianza tra i cittadini. Io avrei chiesto a chi percepisce un lauto stipendio, o ricca pensione, di versare una piccola quota in favore dell’occupazione giovanile che oggi corrisponde col essere un’incresciosa piaga per l’intera società. Ecco perché, secguendo il nostro programma di governo, istituiremo il reddito minimo garantito per i cittadini calabresi.

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